Piante velenose

Riconoscerle, valutarne i rischi ed usare antidoti per avvelenamenti in casa.

 

E’ facile incontrare nei nostri giardini ma anche lungo i margini delle strade, degli incolti, nei campi e negli stessi appartamenti piante apparentemente innocue che nascondono dei principi tossici o anche mortali per i nostri bambini e per gli animali domestici.
In questo breve articolo fornirò delle indicazioni sul riconoscimento delle piante più comuni sui sintomi di tossicità e informazioni utili in caso di avvelenamento.

Il Vischio

Il vischio è un sempreverde che cresce come semiparassita, generalmente sugli alberi a foglia caduca (meli, peri, etc.) ma talvolta anche sulle conifere. È caratterizzato da radici (dette austori) che penetrano nel legno della pianta parassitata da cui derivano nutrimento e ancoraggio. Tradizionalmente il vischio è ritenuto apportatore di fertilità e molto diffuso come regalo di capodanno, di buon auspicio per amici e parenti.
Tutte le parti della pianta sono tossiche; particolarmente pericolose le bacche, per la loro capacità di attrarre i bambini.
La tossicità è da attribuire alla viscumina, una sostanza che provoca l’agglutinazione dei globuli rossi e da altre tossine peptidiche.
I sintomi sono quelli di una gastroenterite che insorge otto o dodici ore dopo l’ingestione ed è accompagnata da sete intensa, rallentamento dei battiti cardiaci, collasso, dilatazione delle pupille e visione doppia. Inoltre il quadro tossico può essere complicato da confusione mentale, allucinazioni e convulsioni.
Ne sono immuni i merli e i tordi che si nutrono delle bacche e contribuiscono così alla loro disseminazione

Dieffenbachia

Bellissima pianta da interno, dalle ampie foglie verdi screziate di bianco, priva di fiori.
La tossicità è limitata. È provvista di una spiccata azione irritativa e caustica per contatto. Se le foglie sono masticate, si determina una intensa sensazione di bruciore in tutto il cavo orale con possibile edema delle strutture del retro-bocca e possibile difficoltà respiratoria.
Gli effetti possono essere limitati alle labbra e alla lingua e in questo caso risolvono senza conseguenza; più importante è il quadro clinico se sono interessate le strutture del palato molle (edema dell’ugola) e dell’ipofaringe.

Glicine

La conosciamo tutti: è una pianta rampicante originaria dalla Cina, assai robusta e longeva, che si fa notare fin dall’inizio della primavera per il profumo intenso e gradevole dei suoi fiori lilla o bianchi che si raccolgono numerosi in grappoli penduli. Rifiorisce anche, con pochi grappoli isolati, in tarda estate.
Le parti tossiche sono i semi e la radice. In caso di ingestione i primi sintomi sono simili a quelli di una gastroenterite: vomito e dolori addominali con diarrea, congestione del volto e dilatazione pupillare.

Gigaro

È una pianta spontanea, comune nei boschi.
In estate compare il fiore, in forma di spadice giallo circondato da una guaina verde chiaro, di aspetto simile ad una calla.
Generalmente i problemi conseguono all’ingestione dei frutti, a forma di bacca raccolti a spiga alla sommità di un lungo stelo. I bambini, attratti dal colore, possono ingerire qualche bacca, di solito non in quantità elevata perché la loro masticazione provoca immediato dolore alla bocca.
Possono seguire gonfiore delle mucose e disturbi gastrointestinali anche seri, dovuti all’elevato contenuto di microcristalli di acido ossalico e ad altre sostanze tossiche. Anche altre parti della pianta sono irritanti, in grado di provocare fastidiose dermatiti da contatto.

Lauroceraso

Comunissimo a Casalpalocco: è un arbusto dal fogliame lucido e verde brillante impiegato comunemente per le siepi. I fiori bianchi danno luogo a piccoli frutti simili a piccole olive nere velenose. Il quadro tossico può comparire nel bambino se ne ingerisce 10. Anche le foglie se ingerite sono tossiche: i sintomi sono il rossore del volto, l’intensa difficoltà respiratoria, il vomito e la progressiva alterazione della coscienza fino al coma.

Oleandro

Inutile descriverla: questa pianta cespugliosa e sempreverde si trova facilmente sia in città, nei giardini e nelle aiuole, che lungo le strade ed autostrade
Tutte le parti della pianta sono tossiche se ingerite, contenendo sostanze che interferiscono con l’attività del cuore. I primi sintomi dopo l’ingestione e l’assorbimento sono il vomito ripetuto, le allucinazioni e soprattutto le aritmie cardiache. In persone sensibili si possono determinare delle dermatiti da contatto solo toccando foglie e fiori; anche il legno è tossico e non va usato come legna per grigliate o spiedini.

Ginestra

Queste piante, diffuse in ambienti diversi, dai litorali alle alture aride, dai terreni incolti ai bordi delle strade, hanno in comune una fioritura molto appariscente, una vera cascata di fiori, generalmente gialli, ma anche di colori diversi per le varie cultivar.
Queste piante contengono la sparteina, un alcaloide responsabile dei sintomi dell’intossicazione, consistenti in nausea, vomito, diarrea, dilatazione delle pupille, salivazione, sudorazione e vertigini.

 

A chi rivolgersi in caso di emergenza da intossicazione

  • Ci sono Centri Antiveleni in alcune città (circa 8 in tutta Italia), che si occupano non solo della diagnosi e terapia delle intossicazioni, ma anche di fornire alle strutture di Pronto Soccorsi e agli ospedali consulenza e antidoti specifici per alcune intossicazioni particolari.
  • Il servizio è attivo 24 ore su 24, 7 giorni a settimana, per tutto l’anno.
  • Il servizio è gratuito, a parte il costo della telefonata.
  • La maggior parte delle intossicazioni, o supposte tali, possono essere risolte a domicilio, con l’adeguata assistenza da parte del Centro Antiveleni; per altre più gravi è necessario recarsi al Pronto Soccorso dell’ ospedale, che può a suo volta mettersi in contatto con il Centro.

 

Centro Antiveleni Policlinico «A. Gemelli» – Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo F. Vito, 1 – 00168 Roma
Tel.: (06) 3054343
Fax: (06) 3051343
Direttore: Prof. Rodolfo Proietti

Centro Antiveleni – Istituto di Anestesiologia e Rianimazione
Università degli Studi di Roma «La Sapienza»

Viale del Policlinico, 155 – 00161 Roma
Tel.: (06) 49970698
Fax: (06) 4461967
Direttore: Prof. Luciano Signore

 

Piante velenose

Riconoscerle, valutarne i rischi ed usare antidoti per avvelenamenti in casa.

 

E’ facile incontrare nei nostri giardini ma anche lungo i margini delle strade, degli incolti, nei campi e negli stessi appartamenti piante apparentemente innocue che nascondono dei principi tossici o anche mortali per i nostri bambini e per gli animali domestici.
In questo breve articolo fornirò delle indicazioni sul riconoscimento delle piante più comuni sui sintomi di tossicità e informazioni utili in caso di avvelenamento.

Il Vischio

Il vischio è un sempreverde che cresce come semiparassita, generalmente sugli alberi a foglia caduca (meli, peri, etc.) ma talvolta anche sulle conifere. È caratterizzato da radici (dette austori) che penetrano nel legno della pianta parassitata da cui derivano nutrimento e ancoraggio. Tradizionalmente il vischio è ritenuto apportatore di fertilità e molto diffuso come regalo di capodanno, di buon auspicio per amici e parenti.
Tutte le parti della pianta sono tossiche; particolarmente pericolose le bacche, per la loro capacità di attrarre i bambini.
La tossicità è da attribuire alla viscumina, una sostanza che provoca l’agglutinazione dei globuli rossi e da altre tossine peptidiche.
I sintomi sono quelli di una gastroenterite che insorge otto o dodici ore dopo l’ingestione ed è accompagnata da sete intensa, rallentamento dei battiti cardiaci, collasso, dilatazione delle pupille e visione doppia. Inoltre il quadro tossico può essere complicato da confusione mentale, allucinazioni e convulsioni.
Ne sono immuni i merli e i tordi che si nutrono delle bacche e contribuiscono così alla loro disseminazione

Dieffenbachia

Bellissima pianta da interno, dalle ampie foglie verdi screziate di bianco, priva di fiori.
La tossicità è limitata. È provvista di una spiccata azione irritativa e caustica per contatto. Se le foglie sono masticate, si determina una intensa sensazione di bruciore in tutto il cavo orale con possibile edema delle strutture del retro-bocca e possibile difficoltà respiratoria.
Gli effetti possono essere limitati alle labbra e alla lingua e in questo caso risolvono senza conseguenza; più importante è il quadro clinico se sono interessate le strutture del palato molle (edema dell’ugola) e dell’ipofaringe.

Glicine

La conosciamo tutti: è una pianta rampicante originaria dalla Cina, assai robusta e longeva, che si fa notare fin dall’inizio della primavera per il profumo intenso e gradevole dei suoi fiori lilla o bianchi che si raccolgono numerosi in grappoli penduli. Rifiorisce anche, con pochi grappoli isolati, in tarda estate.
Le parti tossiche sono i semi e la radice. In caso di ingestione i primi sintomi sono simili a quelli di una gastroenterite: vomito e dolori addominali con diarrea, congestione del volto e dilatazione pupillare.

Gigaro

È una pianta spontanea, comune nei boschi.
In estate compare il fiore, in forma di spadice giallo circondato da una guaina verde chiaro, di aspetto simile ad una calla.
Generalmente i problemi conseguono all’ingestione dei frutti, a forma di bacca raccolti a spiga alla sommità di un lungo stelo. I bambini, attratti dal colore, possono ingerire qualche bacca, di solito non in quantità elevata perché la loro masticazione provoca immediato dolore alla bocca.
Possono seguire gonfiore delle mucose e disturbi gastrointestinali anche seri, dovuti all’elevato contenuto di microcristalli di acido ossalico e ad altre sostanze tossiche. Anche altre parti della pianta sono irritanti, in grado di provocare fastidiose dermatiti da contatto.

Lauroceraso

Comunissimo a Casalpalocco: è un arbusto dal fogliame lucido e verde brillante impiegato comunemente per le siepi. I fiori bianchi danno luogo a piccoli frutti simili a piccole olive nere velenose. Il quadro tossico può comparire nel bambino se ne ingerisce 10. Anche le foglie se ingerite sono tossiche: i sintomi sono il rossore del volto, l’intensa difficoltà respiratoria, il vomito e la progressiva alterazione della coscienza fino al coma.

Oleandro

Inutile descriverla: questa pianta cespugliosa e sempreverde si trova facilmente sia in città, nei giardini e nelle aiuole, che lungo le strade ed autostrade
Tutte le parti della pianta sono tossiche se ingerite, contenendo sostanze che interferiscono con l’attività del cuore. I primi sintomi dopo l’ingestione e l’assorbimento sono il vomito ripetuto, le allucinazioni e soprattutto le aritmie cardiache. In persone sensibili si possono determinare delle dermatiti da contatto solo toccando foglie e fiori; anche il legno è tossico e non va usato come legna per grigliate o spiedini.

Ginestra

Queste piante, diffuse in ambienti diversi, dai litorali alle alture aride, dai terreni incolti ai bordi delle strade, hanno in comune una fioritura molto appariscente, una vera cascata di fiori, generalmente gialli, ma anche di colori diversi per le varie cultivar.
Queste piante contengono la sparteina, un alcaloide responsabile dei sintomi dell’intossicazione, consistenti in nausea, vomito, diarrea, dilatazione delle pupille, salivazione, sudorazione e vertigini.

 

A chi rivolgersi in caso di emergenza da intossicazione

  • Ci sono Centri Antiveleni in alcune città (circa 8 in tutta Italia), che si occupano non solo della diagnosi e terapia delle intossicazioni, ma anche di fornire alle strutture di Pronto Soccorsi e agli ospedali consulenza e antidoti specifici per alcune intossicazioni particolari.
  • Il servizio è attivo 24 ore su 24, 7 giorni a settimana, per tutto l’anno.
  • Il servizio è gratuito, a parte il costo della telefonata.
  • La maggior parte delle intossicazioni, o supposte tali, possono essere risolte a domicilio, con l’adeguata assistenza da parte del Centro Antiveleni; per altre più gravi è necessario recarsi al Pronto Soccorso dell’ ospedale, che può a suo volta mettersi in contatto con il Centro.

 

Centro Antiveleni Policlinico «A. Gemelli» – Università Cattolica del Sacro Cuore
Largo F. Vito, 1 – 00168 Roma
Tel.: (06) 3054343
Fax: (06) 3051343
Direttore: Prof. Rodolfo Proietti

Centro Antiveleni – Istituto di Anestesiologia e Rianimazione
Università degli Studi di Roma «La Sapienza»

Viale del Policlinico, 155 – 00161 Roma
Tel.: (06) 49970698
Fax: (06) 4461967
Direttore: Prof. Luciano Signore

 

Visual Tree Assessment

La metodologia impiegata per la valutazione fitostatica delle arboree.

Il metodo VTA (valutazione visiva dell’albero) consta di tre fasi.
1. Controllo visivo dell’albero al fine di ricercare sintomi esterni di difetti interni. Se la distribuzione costante delle tensioni nell’albero viene disturbata a seguito di difetti, l’albero reagisce producendo più legno nel punto sovraccaricato. In tal modo rigonfiamenti e depressioni si formano in prossimità delle cavità cariate e costolature vicino alle fenditure.
2. Se vengono riscontrati dei sintomi bisogna procedere ad un esame più approfondito per confermare e misurare il difetto correlato. Questo é possibile utilizzando il martello ad impulsi elettronico ed il resistografo F400 IML.
3. Conosciuta la dimensione del difetto e la qualità del legno vengono applicati dei criteri di previsione di schianto per determinare se l’albero rappresenti o meno un pericolo imminente.